venerdì 1 marzo 2013

ex KGB : Gli 007 veri premiano quelli finti


Le mani dell'ex Kgb sul cinema: gli 007 veri premiano quelli finti
I servizi segreti russi distribuiscono onorificenze ad attori e autori e producono film. Per rifarsi l'immagine e orientare i giudizi su di loro

di Luciano Gulli



Ai tempi, se uno fosse stato così scemo da dire al compagno Stalin, scherzando, che un giorno il Kgb avrebbe sponsorizzato film di spionaggio, racconti polizieschi e thriller, e assegnato perfino degli Oscar scimmiottando Hollywood: ebbene, il cialtrone di turno avrebbe rimediato una buona quindicina d'anni di campo di lavoro alla Kolyma, a 50 sotto zero. L'accusa? Quella classica: disfattismo. Era l'epoca in cui la Russia era l'Urss e i cittadini di Mosca, se proprio dovevano passare sotto le finestre della Lubjanka, sede del Kgb, lo facevano trottando a occhi bassi, e affondando la testa fra le spalle, il colletto del cappotto rialzato. Al tempo delle grandi purghe si partiva da lì, da quel tetro palazzone di mattoni gialli (dopo aver visto due auto nere che parcheggiavano sotto casa e sentito il rumore di stivali nel corridoio). E dopo settimane di spaventosi interrogatori e di torture, non solo psicologiche, si procedeva per la destinazione finale: la Siberia. Lì, come poi raccontarono Solgenitsin e Salamov, ad attendere i «nemici dello Stato» c'erano lager, pala e piccone, fame, morte per assideramento, torture, fucilazioni. Storia passata. Quel palazzo però è sempre lì e anche se il Kgb oggi si chiama Fsb (è da lì, dai servizi segreti, che viene Putin) ricevere una telefonata da uno di quegli uffici mette sempre un filino d'inquietudine. Sicchè, quando lo scorso autunno il regista Karen Shakhnazarov sentì la voce del centralinista che diceva «qui la Lubjanka», deglutì in automatico un paio di volte, mentre la memoria gli riportava quel vecchio detto popolare che diceva così: «Il Palazzo della Lubjanka è il palazzo più alto di Mosca perché da lì si vede direttamente la Siberia». Lo cercava un burocrate per annunciargli che aveva vinto un premio. L'Fsb award, addirittura: quello che a Mosca chiamano «l'Oscar del Kgb». «Se sono stato contento?» commentò il regista, ridendo a denti stretti. «Sa com'è. L'istituzione che lo assegna ha una certa influenza...». È dal 2000, dall'anno in cui Vladimir Putin divenne presidente, che l'Fsb ha messo l'industria del cinema russo sotto il suo «alto patronato». Sono i gialli, i thriller, le spy stories la passione dei capataz dell'Fsb. E dal 2006 ecco anche l'«Oscar», che premia attori, registi, sceneggiatori che più realisticamente (e patriotticamente, s'intende) descrivono i caratteri e le storie dei personaggi legati ai «servizi» dello Stato. Niente statuetta dorata, a Mosca. Ma una scultura di vetro con lo stemma dell'Fsb: la spada e lo scudo. I galà, dice chi c'è stato, non hanno nulla da invidiare a quelli di Hollywood. Ma bisogna fidarsi sulla parola. Niente paparazzi, alla Lubjanka. E neppure tappeti rossi, o molesti giornalisti indipendenti. Solo poche centinaia di persone della Cinecittà moscovita e i pezzi grossi dei servizi segreti. In sé, la collaborazione tra cinema e «servizi» non è una novità. Ian Fleming, il creatore di 007, era stato un ufficiale dei servizi di sicurezza della Marina. E la collaborazione tra gli sceneggiatori e i «professionisti» veri è così stretta, negli Usa (vedi il recente Zero Dark thirty, che si è avvalso della collaborazione di molti agenti della Cia) da ispirare un libro che si intitola, appunto, «La Cia a Hollywood». A Mosca la faccenda è un po' più comica, e anche più imbarazzante. Perché il cinema serve a nobilitare il passato del Kgb e il presente dell'Fsb a prescindere; e a riscrivere -in rosa, naturalmente, a costo di distorcere la realtà- episodi sanguinosi di un passato recente che hanno avuto i «ragazzi» dell'Fsb per protagonisti. Ricordate per esempio l'assalto dei terroristi ceceni che nel 2002 presero in ostaggio gli 850 spettatori di un musical? Finì in un massacro. Nella trasposizione cinematografica, naturalmente, si salvano tutti, e i «ragazzi» dell'Fsb sono fortissimi. È la fiction, baby. Ma è dietro la fiction, come a Hollywood avevano capito già negli anni Trenta, che passa il messaggio.

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