martedì 30 aprile 2013

I Cocktail dell’Agente Segreto : “Old Fashioned”


I Cocktail dell’Agente Segreto :
“Old Fashioned”




« … Il capotreno arrivò insieme all’inserviente.
Bond ordinò due Old Fashioned con bourbon Old Grand Dad… »

Il fascino dell'agente segreto 
sublimato da uno dei suoi drink preferiti : 



 Per la descrizione e le note
vi rimandiamo al sito di Bormioli Rocco
all’interno del quale abbiamo approntato
una sezione sui drink di Bond :

http://mybusiness.bormioliroccocasa.it/mybusiness/it/home/Idee-e-Consigli/vivere-alla-bond/old-fashioned.html

lunedì 29 aprile 2013

OLGA KURYLENKO e TOM CRUISE


Il nuovo film con Olga Kurylenko
«una delle bond girl più sexy»

La vedremo indossare i panni di Julia in Oblivion, il nuovo film fantascientifico di Joseph Kosinski nelle sale in queste settimane. Dietro ad un'apparente semplicità si nasconde in realtà una forte carica sexy





E’ Oblivion il nuovo film fantascientifico firmato Joseph Kosinski nelle sale in queste settimane, con Olga Kurylenko al fianco di Tom Cruise. Lei interpreta i panni di Julia che, nelle battaglie tra umani e alieni, viene salvata da Jack Harper (niente meno che Tom Cruise). Un’altra prova per la bellissima Olga Konstantinovna Kurylenko. Nome in codice: Camille, alias la Bond Girl di Quantum of Solace. Data di nascita: 14 novembre 1979. Statura: 1.78 cm. Nazionalità: ucraina. Segni particolari: una forte somiglianza con Sophie Marceau. Una partecipazione al film del 2008, il secondo di Daniel Craig, che ha fruttato una buona dose di consensi e l’ingresso nel magico mondo delle Bond Girl, affascinanti attrici che dal 1962 hanno influenzato la vita di James Bond, entrando nel cuore di appassionati e non. Di Olga sappiamo che ha avuto un’infanzia difficile, in Ucraina, dove è cresciuta in un minuscolo appartamento con mamma, zii, cugini e nonni. 



A 15 anni, nella metropolitana di Mosca, viene notata da un talent scout. Da lì inizia la sua carriera di modella che la porta in Francia dove lavora per diverse testate di moda importanti, tra cui Marie Claire, fino a debuttare nel 2005 come attrice nel film L’Annulaire di Diane Bertrand. È giovane Olga, ma ha già alle spalle due matrimoni andati male (col fotografo di moda Cedric Van Mol e con l’imprenditore Damian Gabrielle Neutfeld). In privato è timida e riservata Olga, ma quando si tratta di lavoro si lascia andare come uno spirito libero. «Non ho nessun problema a spogliarmi, ho un ottimo rapporto con il mio corpo», dice. E c'è da crederle visto che è apparsa senza veli nel film The Ring Finger, e nella scena di sesso mozzafiato, che i bondiani ricorderanno, con Daniel Craig, in Quantum of Solace «Se si fa questo mestiere bisogna esser sempre pronti a mostrarsi nude. E per me non è certo un problema». 


sabato 27 aprile 2013

MASERATI no BOND


La Maserati snobbata 
dall'agente segreto
di Luca Bonacini





E’ a Shanghai che viene presentata la nuova Maserati Ghibli, un mostro di cavalli, potenza, ed eleganza. Proprio in Cina, il secondo mercato del mondo per la casa modenese, ma anche uno dei paesi tradizionalmente invisi a Bond. Lecito evidenziare come non sia mai scoccata la scintilla fra l’agente segreto e la vittoriosa casa automobilistica modenese, pur essendo 007 amante delle supercar più celebrate. La vittoriosa casa del Tridente sembra proprio che non abbia mai sedotto l’agente segreto più famoso del mondo, benché qualche volta si sia fatta notare nei romanzi e nei film della saga, ad esempio in “Agente 007  Vendetta Privata” con Timoty Dalton, una Maserati grigia metallizzata, sarà guidata in un pericoloso inseguimento con autocarri, e nelle ultime struggenti pagine del romanzo "Al Servizio Segreto di Sua Maestà" del maestro Ian Fleming, dove una Maserati rossa viene guidata dal “cattivo”, primo marito della bella e sfortunata Tracy, uccisa da una raffica di pallottole, mentre si trova alla guida di una Lancia Flaminia Zagato spider, con il marito James Bond, poco dopo la cerimonia nuziale.




MASERATI Story

Fondata il 1 dicembre del 1914 a Bologna da Ettore e Ernesto Alfieri Maserati si dedicò da subito alle competizioni sportive trasformando le “Isotta Fraschini”, per partecipare alle pioneristiche gare su strada dell’epoca. Nel ’26 verrà realizzata la prima Maserati con il famoso simbolo del tridente sul cofano, chiamata "Tipo 26", a cui seguirono anni di grandi trionfi mondiali. Poi la cessione nel 1937 alla famiglia modenese Orsi, con il conseguente trasferimento da Bologna a Modena. Il secondo dopoguerra sarà contraddistinto da una forte competizione con la Ferrari divenuta vicina di casa che si esprimerà in duelli senza esclusioni di colpi sugli autodromi di mezzo mondo e nelle strade intorno a Modena, dividendo la città in due fazioni. Malgrado i successi di Alberto Ascari con la Maserati A6 1500, e Juan Manuel Fangio che nel ’57 che diverrà per la quinta volta campione del mondo, quell’anno verrà annunciato il ritiro ufficiale dalle competizioni. La Maserati tornerà in Formula Uno solamente nel ’66 e ’69 e nel 2004. Seguiranno anni di turbolenza con l’acquisizione nel ’68 della Maserati da parte della Citroen, che nel ’75 venderà alla Benelli e a De Tomaso, con un periodo di relativa tranquillità e la realizzazione della Biturbo. Ma la vera svolta avverrà nel 1993 quando la Benelli cederà al Gruppo Fiat. Gli anni del rilancio con Montezemolo, la creazione di nuovi modelli che aprono nuovi mercati per l'azienda. La prima Maserati che sbarca sulle coste nord americane è una Spider colore blue Mediterraneo, battuta ad un'asta a scopo benefico la sera del 12 novembre 2001 a New York. Poi verrà la Coupé, presentata in anteprima mondiale al Salone dell'automobile di Detroit, che decreta il definitivo successo con gli Stati Uniti che diventano già dal primo anno di commercializzazione, il 2002, il maggiore mercato al mondo per Maserati. Seguiranno con altrettanto successo la Quattroporte (2003), la Quattroporte Automatica (2007), la GranTurismo (2007), la Maserati Ghibli (2013), mentre è prevista per i prossimi anni un ulteriore espansione della gamma con l'introduzione di un suv sportivo, derivato dal prototipo Kubang.

venerdì 26 aprile 2013

MISS MONEYPENNY


Miss Moneypenny
l’affascinante segretaria innamorata dell’agente segreto 007





La segretaria di “M” Miss Moneypenny, interpretata dall'attrice Lois Maxwell nei primi 14 film della serie, è una vera colonna portante della serie. Difficile non amarla nel suo essere sempre accondiscendente e amorevole nei confronti di 007, in fondo quello che molti uomini vorrebbero da una donna, affascinante, disponibile, mai imbronciata. Nei panni di Monneypenny  hanno recitato Lois Maxwell (1962-1985); Caroline Bliss (1987-1989); Samantha Bond (1995-2002); Naomie Harris (2012-e nel prossimo). La voce italiana dell’insostituibile e abile dattilografa è stata fornita da Rosetta Calavetta (1962-1963/1965-1969), Dhia Cristiani (1964/1971-1974), Rita Savagnone (1979), Vittoria Febbi (1981), Flaminia Jandolo (1985), Anna Rita Pasanisi (1987), Giuppy Izzo (1995), Laura Boccanera (1997-2002), Stella Musy (2012). Miss Moneypenny (vero nome Jane Moneypenny o Eve Moneypenny) è un personaggio che deriva direttamente dalla penna di Ian Fleming, nei quali ricopre il ruolo di segretaria di M, il capo della speciale struttura con cui viene identificato il Secret Intelligence Service britannico denominata MI6. Come addetta all'ufficio centrale, Moneypenny viene a contatto, specialmente all'inizio o alla fine di un'avventura di Bond, con l'agente segreto doppio 0. Maggiormente nei film piuttosto che sulla pagina scritta è possibile intuire, dall'atteggiamento più che premuroso che la segretaria ha rispetto all'agente segreto, che la donna (raffigurata come ironica e dal discreto fascino, e che è stata portata sullo schermo principalmente dall'attrice canadese Lois Maxwell), nutra un non dichiarato sentimento amoroso (forse contraccambiato) per l'affascinante spia. A livello onirico questo sentimento viene contraccambiato solamente nel film La morte può attendere nel quale Pierce Brosnan/Bond e Samantha Bond/Moneypenny si scambiano dolci effusioni appoggiati su una scrivania anche se è tutto dovuto a una simulazione, poiché Bond è frutto di un paio di occhiali speciali creati da "Q" per le esercitazioni, e nell’ultimo Skyfall anche se Monneypenny non è ancora tale. 




Lois Maxwell ha interpretato il ruolo di Miss Moneypenny nei primi quattordici film della serie su James Bond prodotti dalla EON Productions di Albert R. Broccoli. Inizialmente le era stato proposto il ruolo di Sylvia Trench andato poi ad Eunice Gayson che a sua volta era stata presa in considerazione come interprete di Moneypenny. Caroline Bliss è stata Moneypenny per lo schermo in 007 - Zona pericolo nel 1987 e in 007 - Vendetta privata nel 1989. Samantha Bond ha interpretato Moneypenny in GoldenEye nel 1995, Il domani non muore mai nel 1997, in Il mondo non basta nel 1999 e in La morte può attendere nel 2002. Naomie Harris è Moneypenny in Skyfall nel 2012. Il personaggio è piuttosto differente dalle altre versioni. Il suo nome, inoltre, non è Jane, bensì Eve. In Skyfall vengono narrate le origini della storia tra Moneypenny e Bond. Nel film lei è prima un'agente sul campo che ferisce erroneamente Bond, per poi decidere, alla fine del film, di diventare la segretaria del nuovo M, Garreth Mallory. Per quanto riguarda gli apocrifi  è Barbara Bouchet ad aver interpretato Miss Moneypenny nel film parodia James Bond 007 - Casino Royale del 1967, e Pamela Salem a ricoprire il ruolo in Mai dire mai del 1983 (remake apocrifo di Thunderball).




UNA FOTO con JAMES BOND


CERCASI FOTO CON 
DANIEL CRAIG
di Luca Bonacini




Una recente intervista al regista Danny Boyle, al quale potrebbe venire affidata la regia del prossimo film di 007, ha rivelato come la Regina abbia accolto con regale entusiasmo la richiesta di girare il famoso video per le Olimpiadi, in cui viene paracadutata da un aereo in volo, insieme al fascinoso James Bond Daniel Craig: “E’ stato un pomeriggio delizioso” ha affermato la discendente degli Hannover, che ha imposto il totale riserbo sulle riprese, in modo che potesse essere una sorpresa inaspettata per i suoi nipoti. Il regista, che ha ideato la cerimonia di apertura, è stato acclamato dalla critica, e ha affermato che la Regina ha accettato di girare quella scena proprio perché si trattava di una scena informale rispetto a tutte le formalità a cui si doveva sottoporre per il Giubileo di Diamante. Quel cortometraggio è diventato leggendario, ed è stato uno degli argomenti di cui si è parlato maggiormente a proposito delle Olimpiadi, incontrando unanimi elogi. L’unica vanità da parte della Regina Elisabetta è stato il richiedere a Boyle di avere assolutamente una foto di lei insieme al James Bond Daniel Craig. 

martedì 23 aprile 2013

CARLO JACONO : IL RITRATTO DI 007



Carlo Jacono
illustratore di alcune delle più suggestive copertine 
delle prime edizioni di 007 in Italia

di Luca Bonacini



Uno dei protagonisti involontari del mondo Bond italiano è rappresentato dal pittore Carlo Jacono (1929-2000). Fu grazie alla sua arte se vennero realizzate migliaia di copertine di libri mystery e thriller per la collana di spionaggio “Segretissimo” della casa editrice Mondadori, oltre 1.150 copertine, con gli agenti segreti più famosi, e le ragazze-spia più sexy del mondo. E’ risaputo che la copertina fa comprare il libro, e se è indovinata induce all’ acquisto, facendo sognare avventure mirabolanti, cosa che accadeva puntualmente anche per gli 007 illustrati da Carlo Iacono, che dipinse alcuni dei più coinvolgenti ritratti di James Bond, uno fu preparato per un’edizione speciale del racconto di Ian Flemig UN QUANTUM DI SICUREZZA, con il volto di Roger Moore e un’ispirazione proveniente più dai film che dal racconto in sé, un altro fu dipinto per un SuperSegretissimo con le novelization di Christopher Wood da LA SPIA CHE MI AMAVA e MOONRAKER, anche se nell’edizione finale del libro non fu utilizzata e fu sostituita con l’immagine di un film. Un altro ancora fu dipinto per un SuperSegretissimo con la riedizione dei romanzi di John Gardner OPERAZIONE SCORPIUS e MISSIONE INVINCIBLE. Qui Bond riprende le sembianze di Sean Connery.





per saperne di più :

1929 L'ANNO DI CARLO JACONO E DEL GIALLO MONDADORI
TRATTO DA : IL CERCHIO GIALLO WEB

Se oggi pensiamo al giallo per antonomasia spontaneamente viene in mente un libro, dallo sfondo giallo appunto, con un cerchio rosso che racchiude una bella illustrazione, e probabilmente quella tempera porta la firma di Carlo Jacono. Per oltre trent’anni, dal numero 108 del del 10 febbraio 1951 fino al numero 1952 del del 20 giugno 1986, quel giovane diplomato all’Accademia, approdato in Mondadori per felice intuizione del direttore storico Alberto Tedeschi, ha firmato le copertine della più diffusa rivista italiana del settore, quel “Giallo Mondadori” che nel 1929 aveva collegato per sempre un colore al genere poliziesco e investigativo. Jacono ha illustrato, per lo stesso editore, anche la collana di spionaggio “Segretissimo” e molti romanzi di fantascienza della mitica rivista “Urania” (comprese numerose illustrazioni interne) e pur essendo la sua attività di artista molto varia, il suo nome resta legato a quei gialli che, peraltro, leggeva pochissimo. Anche a lui è accaduto come a Walter Molino con le copertine della “Domenica del Corriere”, o come a Kurt Caesar prima, e a Karel Thole dopo, per “Urania”: associare, settimana dopo settimana, il proprio nome e il proprio stile a una testata di grande successo genera un’identità che l’autore può gradire o meno, a seconda che la viva come gratificazione o come gabbia. Tutti gli illustratori che hanno lavorato per le collane popolari mondadoriane caratterizzate dal cerchio (giallo, spionaggio o fantascienza che fosse) si sono scontrati con lo stesso problema tecnico: vincere la battaglia con quel cerchio, “l’unica cosa che in trent’anni non ho ancora digerito” confessava Jacono in un’intervista alla rivista “WOW” nel 1979. E l’unica via praticabile era non tenerne quasi conto, “applicandolo” solo alla fine e, spesso, suggerendolo soltanto, ridotto a poco più di un settore circolare. I ritmi e i tempi della produzione editoriale erano tali, negli anni '80 era arivato a realizzare 14 copertine al mese, da non consentire agli autori, nella maggior parte dei casi, di leggere le storie che dovevano illustrare. Alberto Tedeschi raccontava avventurosi aneddoti a proposito di trame raccontate per telefono, di foglietti di appunti di poche righe, di parole-chiave buttate lì per dare un minimo di soggetto al disegnatore perché ci fosse qualche elemento in comune tra testi e disegno. Potevano derivarne travisamenti e malintesi di tutti i generi, ma ai lettori era sufficiente avere una bella immagine di genere, spesso solo simbolica. Del resto le nostre copertine venivano spesso riutilizzate all’estero per titoli completamente diversi, motivo per cui alla descrizione rigorosa di una scena del romanzo si è andata sempre più sostituendo un’immagine generica svincolata da qualsiasi testo. Del settembre del 2000, dopo la morte di Carlo Jacono, è operativo L’ARCHIVIO JACONO la cui missione ambiziosa è recuperare le opere originali dell'artista, organizzarle e renderle “note” al pubblico. In quest'ottica è nato, in collaborazione con il cerchio giallo, il premio Carlo Jacono per l'illustrazione (gialla) a cura di Riccardo Mazzoni. Curatore dell’archivio è Maria Grazia Jacono che ha fatto dell’archivio un’opera unica in Italia: 3.600 tavole raccolte, 1500 catalogate e fotografate.

JOHN PEARSON biografo di IAN FLEMING


JOHN PEARSON  
il BIOGRAFO di IAN FLEMING

di Luca Bonacini




Una mattina fredda del febbraio 2004 l’aereo atterrò al Catullo di Verona. L’anziana coppia elegante in quegli abiti un pò d’antàn ritirò i bagagli e ci venne incontro. Ci apprestammo ad accoglierli. Si stava verificando un piccolo grande evento, una delle poche persone ancora viventi che aveva conosciuto Ian Fleming, veniva in Italia, e più precisamente a Modena alla presentazione del volume “Mai dire mai a un Martini dry” edito da Aliberti. John Pearson affabile e cordiale insieme alla moglie aveva collaborato a quel volume con un breve racconto su James Bond, un tema a lui molto caro, era un giornalista e scrittore noto in Inghilterra, per aver curato le biografie di Paul Getty, e Lady Diana, oltre naturalmente a quella di Ian Fleming suo amico e collega al Sunday Times. Dopo mesi di mail e telefonate eravamo riusciti a convincerlo a tornare in Italia, per partecipare a quella serata in onore di Bond. A lui si deve la biografia forse più fedele della vita di Ian Fleming oltre alla “the James Bond Biography”, godibile affresco dell’adolescenza e della giovinezza di 007, un volume nel tempo rivalutato e che in questi giorni viene rieditato in Inghilterra. Accomodato all’Hotel Canalgrande e portato a pranzo ad assaggiare la cucina modenese, alla sera era l’ospite d’onore all’happening presso il Ristorante Baluardo. Salito sul palco per dare il suo contributo a quella serata speciale tutta 007, era in compagnia di una trentina di scrittori e giornalisti coinvolti in quella operazione editoriale anomala: ognuno di essi aveva realizzato un racconto breve su James Bond ambientandolo all’interno di uno dei trenta Bond Point italiani, realizzando quindi una galleria di personaggi tutti diversi fra loro ma in qualche modo accomunati dall’essere 007, c’era un Bond bambino, uno anziano, uno con l’Halzeimer, uno gay. 



Alcuni grandi nomi del giornalismo avevano contribuito al volume da Edmondo Berselli a Valerio Massimo Manfredi, da John Hemingway a Marco Vichi, da Guido Conti a Andrea Pinketts, e avevano entusiasticamente partecipato alla serata. Quando diedero la parola a John Pearson la sala gremita ammutolì, il suo italiano/inglese si faceva capire benissimo e catturò l’attenzione dei presenti, ognuno di essi segretamente bondiano. Aneddoti di vita, particolari inediti, e piccole curiosità sul maestro Ian Fleming raccontati da un testimone molto speciale. Martini shaken not stirred a profusione nel proseguo della serata, e una speciale cena a tema sulla colazione dell’agente segreto realizzata con estro da Luca Marchini al ristorante Erba del re, insieme ad ospiti che animarono la serata con interventi sul mondo Bond, c’era il presidente dell’Aston Martin club, c’era Mauro Lotti il barman italiano che aveva conosciuto più attori della saga; il presidente del Bentley Club italiano; Barbara Ronchi della Rocca, una giornalista e scrittrice che aveva partecipato all’ultimo viaggio del transatlantico Britannic; John Patrick Hemingway nipote del famoso scrittore che ricordava quanto il nonno Ernest amasse Bond e portasse i suoi figli a vedere i film della saga; ospiti animati da un particolare entusiasmo felici di essere lì per celebrare un personaggio cosi amato, che arricchirono la cena con gustosi aneddoti. Il giorno dopo riuscimmo a visitare un acetaia e anche a pranzare, non con aragoste e granchi di Creb Key, ma con i tortellini in brodo di mia suocera lasciando alla coppia un ricordo di Modena anche gastronomico, prima che riprendessero il volo per Londra. 

lunedì 22 aprile 2013

IL CAICCO di 007


Un soggiorno di lusso a bordo del motorsailer dell'action movie ‘Skyfall 007’
In vacanza sul caicco di James Bond





Solcare il mare come 007 adesso è possibile anche per chi non è James Bond. Quest'estate, infatti, chi desidera una vacanza all'insegna del lusso potrà affittare il famoso caicco dell'action movie ‘Skyfall 007’. Si tratta di motorsailer di recente costruzione dotato di scafo in acciaio, interni in mogano, bagni in onice, ampio salone, 6 cabine, di cui 2 master con letto king size, 3 matrimoniali e 1 doppia tutte con proprio bagno con box doccia. I 12 ospiti potranno decidere se navigare tra le acque turche sia a motore che a vela, se accendere l'aria condizionata anche 24 ore al giorno, i 7 membri dell'equipaggio si occuperanno di ogni aspetto relativo alla navigazione e all'imbarcazione, oltre alla cura degli ospiti, cucinando per loro i pasti, preparando invitanti e freschi aperitivi.  Inoltre, per il divertimento degli ospiti a bordo, l'equipaggiamento prevede anche canoe, jet ski, water ski, wakeboard, ringo, attrezzatura snorkelling e da pesca e, per chi preferisce i videogames, PS III e Nintendo V.


Link : Travelnonstop

sabato 20 aprile 2013

UNA PIANTA per SCOPRIRE I CATTIVI



Il Fiore Poliziotto: 
la pianta che stana gli esplosivi
Questa volta è la ricerca a precedere la sezione Q dell’MI6 
inventandosi un vegetale che potrebbe essere molto utile agli 007
  




Nel giro di qualche anno la sicurezza aeroportuale sarà affidata a plotoni di piante addestrate a riconoscere esplosivi e armi chimiche. Ecco i dettagli di un curioso progetto del Dipartimento della Difesa americano. Dimenticatevi body scanner, nasi elettronici e tecnologie da film di James Bond: la nuova frontiera della lotta al terrorismo passa… per l’orto. Una biologa dell’ Università del Colorado, con la collaborazione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, è infatti riuscita a mettere a punto una pianta capace di rilevare gli esplosivi. «Le piante non possono scappare di fronte al pericolo», ha spiegato qualche giorno fa ai media June Medford, la responsabile del progetto, «se vengono attaccate devono reagire». Quando una pianta viene per esempio infestata da un parassita, inizia a secernere alcune sostanze chiamate terpeni il cui compito è quello di ispessire lo strato protettivo esterno del fogliame rendendolo più resistente. In questo meccanismo giocano un ruolo chiave alcuni recettori proteici che si trovano nel DNA del vegetale: sono loro che avvertono il pericolo e scatenano la risposta difensiva della pianta. La Medford e il suo team hanno sviluppato un modello computerizzato che permette loro di manipolare queste proteine rendendole reattive ai componenti chimici di esplosivi, sostanze tossiche, veleni e inquinanti vari. Dal punto di vista pratico, quando la pianta OGM percepisce la presenza di esplosivi diventa improvvisamente bianca. L’idea è quella di piantarla in aeroporti, stazioni e tutti i luoghi a rischio di attentato. E visto che questo recettore proteico può vivere in ogni pianta, potrà essere impiegato in tutto il mondo senza problemi di clima o stagionalità, all’aperto o al chiuso. Il progetto, partito nel 2003, è stato finanziato a più riprese dal Dipartimento della Difesa con oltre 8 milioni di euro. Al momento le piante della Medford riescono a scoprire con una discreta precisione il TNT, ma lavorano in laboratori a luce e temperatura costante, senza vento e in condizoni operative molto distanti da quelle reali. Prima di poterle impiegare concretamente a fianco dei poliziotti passeranno almeno altri 3-4 anni. Obiettivo della ricercatrice è quello di mettere a punto piante antiesplosivo sensibili come il naso di un cane.


Link : @LTLUKT

JAMES BOND UN PO' CINESE ?



CINEMA
007 potrebbe essere girato in Cina ?
La BRITANNICA PINEWOOD 
punta sull’espansione in Cina





La britannica Pinewood, prima casa di produzione cinematografica europea, sigla una joint venture con la Seven Stars del mogul dei media cinesi Bruno Wu e punta su una rapida espansione in Cina. Lo studio che ha creato James Bond scommette sull’impennata del box office cinese e si fa tirare la volata dal premier, David Cameron, secondo il quale “Pinewood ci apre la strada, puntando sulla fiorente industria dell’intrattenimento e dei media cinese e rafforzando le relazioni commerciali tra Gran Bretagna e Cina”. La mossa di Pinewood, secondo l’amministratore delegato della societa’, Ivan Dunleavy offre “grandi opportunita’” all’industria dei media del Regno Unito. Pinewood, oltre che in Gran Bretagna, gestisce studi di produzione cinematografica, anche in Canada, in Germania e in Malesia. Bruno Wu e’ soprannominato il Rupert Murdoch della Cina e, insieme alla moglie Yang Lan, una delle piu’ note giornaliste televisive cinesi, controlla Sun Media, la prima compagnia privata dei media in Cina.

giovedì 18 aprile 2013

L'AUTO di 007 a EMISSIONI ZERO


L’Aston Martin Rapide S 
Hybrid Hydrogen 
correrà alla 24H del Nürburgring




Anche James Bond avrà la sua Aston Martin ibrida, un veicolo veloce e pulito degno di uno 007 eco-friendly e senza armi letali per l’ambiente. L’Aston Martin ha infatti presentato la sua prima auto Hybrid Hydrogen della storia, una Rapide S che prenderà parte alla ADAC Zürich 24 Ore del Nürburgring. L’obiettivo è quello di sperimentare una supercar a 4 porte ed a emissioni zero, ma con un motore a 12 cilindri 6000 biturbo. La roadster di Aston Martin si avvarrà di un doppio serbatoio, uno a benzina e uno a puro idrogeno gassoso, regolati da un sofisticato sistema di gestione. Questo sistema include quattro serbatoi in fibra di carbonio capaci di contenere un totale di 3.5 kg di idrogeno stoccati ad una pressione di 350 bar. Due dei serbatoi sono posizionati vicino al pilota e altri due sono nel portabagagli.

mercoledì 17 aprile 2013

QUELLA VOLTA CHE CONNERY VENNE DATO PER MORTO


Si muore una volta sola
di Luca Bonacini
Venti anni fa, Sean Connery andava al David Letterman show, sulla CBS, per scongiurare le voci che lo davano per deceduto




Nel 1993, Sean Connery fece discutere per una sua partecipazione al 'Late Show with David Letterman' sulla CBS negli Stati Uniti. Alla domanda del conduttore di come andavano le cose, Connery disse: “Sto bene, e sono qui per sedare le voci sulla mia morte.” Nell'era pre-internet, l'ex 007 dovette ricorrere alla televisione nazionale per dimostrare che era ancora vivo e vegeto. Il pilota automobilistico James Hunt era morto a Marbella il 15 giugno del 1993, nei pressi della villa di Connery, e casualmente era lo stesso giorno in cui l'ex governatore del Texas, John Connally, veniva a mancare. Giornalisti giapponesi mescolarono i nomi di John Connally, Sean Connery, James Hunt, unitamente al fatto che Connery aveva recentemente subito un trattamento per cancro alla gola. Un classico caso di notizia bucata, e qualcuno della stampa ci avrà rimesso il posto, tutti pensarono che 'James Bond' fosse morto, diffondendo rapidamente in Europa una storia completamente falsa. Il resto, come si dice, è storia.


Link : MI6

martedì 16 aprile 2013

'James Secretan' e non 'Bond, era il nome che voleva dare Fleming


Ian Fleming voleva chiamare 007 
'James Secretan'
e non 'Bond'





"Il mio nome e' Bond, James Bond", la piu' celebre 'presentazione' della storia del cinema ha corso il rischio di non essere mai pronunciata. Ian Fleming, il papa' di 007, aveva pensato di chiamare la sua creatura con un cacofonico "James Secretan". E' quanto emerge dall'originale della bozza del primo romanzo della serie, 'Casino Royale' del 1952, come ha raccontato la nipote dello scrittore, Kate Grimmond al Sunday Times. Nel 'manoscritto' battuto a macchina da Fleming, il collega-amico di 007 nella Cia si presenta cosi': "Mi chiamo Felix Leiter. Felice di fare la sua conoscenza", e il 'nostro' risponde, "Il mio nome e' Secretan, James Secretan". Nell'originale, che sara' presentato in settimana per i 60 anni dalla nascita ufficiale di 007, il nome Secretan venne cancellato con l’inchiostro blu di una stilografica. In realtà pare che Fleming volesse affibbiare a Bond due nomi, quello più noto e attuale a uso degli amici intimi e degli esponenti del servizio segreto, mentre quello di Secretan come nome di copertura. Poi lo scrittore resosi conto della confusione che a cui il dualismo poteva portare si decise alla scelta di Bond - nome che fu ispirato allo scrittore da un ornitologo americano, il cui libro gli capitò per caso tra le mani proprio mentre stava cercando un nome incisivo per la sua creatura. Secretan, invece, sempre secondo le informazioni rilasciate dalla nipote, sarebbe derivato dal nome di un filosofo svizzero del XIX secolo, Charles Secretan.

Link : Agi

lunedì 15 aprile 2013

MISSIONE non AUTORIZZATA per JAMES BOND


Il prossimo romanzo di James Bond 
parlerà di 
una missione non autorizzata
di Marlen Vazzoler

Annunciato il titolo del prossimo romanzo avente come protagonista James Bond, “Solo”, che verrà scritto da William Boyd. L’autore ha rivelato che nel libro l’agente segreto di sua maestà avrà quarantacinque anni e che partirà per una missione solitaria, senza autorizzazione …




Alla London Book Fair lo scrittore William Boyd ha annunciato il titolo del suo prossimo romanzo incentrato sulla spia inglese James Bond, Solo, che racconterà della decisione dell’agente segreto quarantacinquenne di portare a termine una missione non autorizzata. Il libro di Boyd, che verrà pubblicato in Inghilterra il 26 settembre, è il seguito di Carta Bianca, il romanzo scritto nel 2011 da Jeffery Deaver. “Nel mio romanzo, gli eventi cospirano per far partire Bond in una missione in cui si è auto-candidato, senza preavviso e senza alcuna autorizzazione – ed è perfettamente pronto a subire le conseguenze della sua audacia”. Questa dichiarazione conferma i pochi dettagli, annunciati lo scorso febbraio, con la longline: “1969. Un agente segreto veterano. Una singola missione. La licenza di uccidere. Il ritorno di James Bond”. Il continente in cui è cresciuto Boyd, l’Africa, interpreterà una parte chiave in questa fuga che toccherà tre continenti. “Quello che accade a Bond in Africa lo spinge ad andare ‘in solitaria’ e di prendere tra le mani la situazione in America”. Per quanto riguarda la scelta del titolo, Boyd spiega che talvolta “Meno è meglio. “Per me come romanziere la semplice bellezza di ‘Solo’ come titolo del prossimo romanzo di James Bond, è che questa breve parola di quattro lettere è particolarmente e sorprendentemente adatta per il romanzo che ho scritto. I titoli sono molto importanti per me e non appena ho scritto ‘Solo’ su un foglio di carta, ho visto il suo potenziale. Non solo rispecchia perfettamente il tema del romanzo, ma è anche una grande e vibrante parola, comprensibile istantanea e internazionale, graficamente allettante e bondiana … “


Fonte : Screenweek - Guardian

domenica 14 aprile 2013

ANCHE I BEATLES GUIDAVANO ASTON MARTIN


BEATLES, PASSIONE a QUATTRO RUOTE
di Valeria Volponi
Dalla Mini alla Ferrari, rigorosamente personalizzate, i Fab Four hanno celebrato gli Anni Sessanta anche nella scelta delle vetture, e c’era anche l’Aston Martin di Bond.




Abituati a vederli passeggiare per Abbey Road, in pochi hanno indagato su quali fossero le auto preferite dai Beatles. Che tuttavia, grazie al loro estro artistico e ad alcuni aneddoti, hanno trasformato in icone le vetture che li hanno accompagnati nel corso della loro carriera. Carriera conclusa, con il definitivo scioglimento, proprio nell’aprile del 1970. A 43 anni di distanza, GiornaleMotori.it ha deciso di raccontare il rapporto dei Fab Four con le quattro ruote. Auto dei Beatles. La Rolls-Royce psichedelica di John Lennon. Uno dei simboli del gruppo è stata senza dubbio la Rolls-Royce Phantom V di John Lennon: all’esterno la carrozzeria è stata ornata con disegni psichedelici che traevano ispirazione da un’artista olandese. Piccoli accorgimenti anche negli interni con il sedile posteriore trasformabile in letto matrimoniale, sistema audio potenziato, minifrigo e telefono. La Rolls ha avuto un destino curioso: prima di diventare parte della collezione del Royal British Columbia Museum, infatti, è stata prestata ai membri dei Rolling Stones e dei Moody Blues.
PASSIONE MINI. Quasi tutti i Beatles ne hanno posseduta una. Paul McCartney, in particolare, tra le sue prime automobili ha guidato una Mini Redford Cooper S, allora prodotta dalla casa inglese British Motor Company, ricordata soprattutto per il grave incidente stradale che gli è costato quasi la vita, e da cui si è alimentata la leggenda metropolitana secondo la quale morì in quelle circostanze e venne sostituto da un sosia. Lennon qualche anno prima, nel 1964, aveva ordinato una Mini Cooper Austin S di colore nero, anche se non aveva ancora la patente. Mentre George Harrison aveva acquistato uno stesso modello nel 1966 e lo aveva personalizzato prima verniciando di rosso la carrozzeria, in origine nera, e subito dopo dipingendo dei motivi psichedelici ispirati al libro Tantra Art: Its Philosophy and Physics. Nel 1967 il prestito a Eric Clapton, influente chitarrista blues, che si era deciso a restituirgliela solo tre anni dopo. B COME BOND. Il modello DB5 prodotto dalla casa automobilistica Aston Martin e famoso per la partecipazione sul grande schermo come auto di James Bond, piaceva anche ai Beatles. Harrison ne possedeva un esemplare di colore grigio, mentre McCartney ne aveva una blu. Quest’ultimo l’aveva migliorata decorando il cruscotto e altri elementi interni con note musicali e montando una radio Motorola e registratore vocale Phillips Auto-Mignon, in caso gli arrivasse qualche idea improvvisa proprio mentre era al volante. LE ITALIANE E GLI ALTRI BOLIDI. I quattro ragazzi di Liverpool non sono rimasti indifferenti nemmeno al design automobilistico del Belpaese. John Lennon ha posseduto una Ferrari 330 GT a trazione posteriore con motore anteriore V12. L’attuale proprietario l’ha messo all’asta nel 2011, salvo poi ripensarci all’ultimo minuto nonostante le numerose offerte. McCartney è stato conquistato da una Lamborghini 400 GT del 1967 di cui erano state prodotte solo 273 unità e che raggiungeva la velocità di 260 km/h. Tutt’altre preferenze quelle di Ringo Starr: nel suo garage ha avuto la sportiva Ford Mustang 289 del 1968 e una Chevrolet Bel Air del 1956. Mentre George Harrison è stato uno dei cento fortunati che all’inizio degli anni ’90 ha potuto acquistare una McLaren F1 di colore viola perla.

Link : Giornaledeimotori.it

sabato 13 aprile 2013

I COCKTAIL di 007 entrati nella leggenda : il VESPER


I COCKTAIL di 007

di Luca Bonacini 
e Pietro Carlo Ferrario




I drink dell’agente segreto più famoso al mondo, hanno scandito ogni singola missione, precedendo ogni sfida all’ultimo sangue, e ogni storia d’amore, sono stati testimoni involontari di duelli, acrobazie impossibili, e flirt imprevisti, hanno in poche parole accompagnato 007 nella vita privata e sul lavoro, dimostrando quanto il cocktail fosse un ingrediente indissolubile del suo essere. Era inevitabile una selezione dei drink di James Bond da poter preparare a casa grazie al vostro fornito american bar e alle vostre indubbie capacità, oppure da ordinare nel vostro bar di fiducia facendo attenzione che non manchi nella bottigliera l’insostituibile Lillet Blanc, un liquore difficile da reperire e prova del nove del barman bondiano doc. Iniziamo con il cocktail Vesper, che viene ordinato nel primo romanzo: “Ha tutta l’aria di essere un intruglio di cui andare fieri” (Casinò Royale, Ian Fleming 1953). Un drink che accompagnerà Craig/Bond nei film “Casinò Royale” e “Quantum of Solace”.

Casinò Royale
il primo romanzo di Ian Fleming su 007
pubblicato nel 1953
il primo film di Craig:
Casinò Royale
il film Quantum of Solace

Per la descrizione e le note 
vi rimandiamo al sito di Bormioli Rocco 
all’interno del quale abbiamo approntato 
una sezione sui drink di Bond:


venerdì 12 aprile 2013

OGGI JAMES BOND COMPIE 60 ANNI


L'agente segreto James Bond compie 60 anni

E' nato dalla penna di Ian Flemin, 
scrittore immortale 
che vive ancora oggi e a distanza di generazioni

di Veronica Carnebianca 




Oggi compie 60 una delle penne più famose al mondo: quella di Ian Fleming, creatore di 007. Con oggi sono passati precisamente 60 anni dalla pubblicazione inglese del primo James Bond (in Italia uscì soltanto nel 1958, in allegato con il Corriere della Sera).

Bond, numero identificativo 007, sigla in cui il doppio zero indica che ha licenza di uccidere, è un raffinato agente segreto dello spionaggio inglese. È divenuto particolarmente famoso grazie ad una serie di film continuamente ripresi ancora oggi al cinema. Nell'aprile del 1953 usciva Casino Royale, il primo capitolo dell' infinita saga di 007: un lavoro estenuante, costruito per quattro ore al giorno nella sua villa giamaicana di Goldeneye, che Fleming realizzò mischiando fantasia e storie della sua vita avventurosa. Un romanzo di enorme successo che lo ripagò di tutti gli sforzi fatti.

Lo scrittore giace in una piccola chiesa di Sevenhampton, accanto alla moglie Anne e al figlio Casper, (unico erede della sua fortuna morto di overdose). Anche il suo “sepolcro” è suggestivo come i suoi scritti: un piccolo obelisco mangiato dal tempo riporta una frase commemorativa in latino: “Omnia perfunctus vita premiae, marces”, ossia, “Tu che hai goduto tutti i doni della vita ora marcisci”, tratta dal De Rerum Natura di Lucrezio Caro.

Il rifugio segreto di Ian Fleming, dove il 15 gennaio del 1952 inizia a scrivere Casino Royale, il suo romanzo d’esordio, si chiama ‘Goldeneye’, ed è una magnifica villa a quasi diecimila chilometri dalla Gran Bretagna, appoggiata su una assolata spiaggia della Giamaica. Il resto della storia lo proseguì in viaggio di nozze.

È l’unica volta in cui la moglie partecipa da testimone alla stesura di un libro del marito: lo scrittore, proprio come farebbe James Bond, dall’anno successivo sceglie di scrivere i suoi romanzi in solitudine per i sabatici due mesi all’anno, proprio per “sfuggire alle noie della vita coniugale”.

Per le sue storie si è ispirato più volte ad una partita a carte nel casinò di Lisbona e al ricordo della sua amante Muriel Wright, morta a Londra durante un bombardamento aereo: è lei la prima Bond Girl della storia, quella Vesper Lynd che sarà resa immortale sul grande schermo da Ursula Andress.

I vari James Bond, negli anni, furono interpretati da personaggi diversi: Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig in Skyfall.

Grazie al tocco professionale ed ingegnoso della sua penna, è riuscito a distanza d'anni a trasmettere emozioni grandissime anche a generazioni molto diverse dalla sua: i suoi romanzi sono immortali.



Link : Today

giovedì 11 aprile 2013

UN PROTAGONISTA di Skyfall CHE NON PRENDERA' L'OSCAR


“The Royal Doulton bulldog Jack”

   di Luca Bonacini






Esiste un protagonista silenzioso nell’ultimo Skyfall che non riceverà nessun Oscar. Lo si vede nitidamente nella scena in cui la telecamera incede nell’appartamento di M, mentre il Capo dell’MI6 sorseggia whisky preoccupata. E’ tra i pochi dettagli che si notano, si tratta del tradizionale soprammobile inglese: il “Royal Doulton bulldog Jack”. Un tenero cane di ceramica con impressa la Union Jack, e con le fattezze di un risoluto bulldog che rappresenta molto per gli inglesi, ed è incredibilmente somigliante all’espressione inconfondibile che aveva Winston Churchill, il premier d’acciaio protagonista dell’orgoglio britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Un icona britannica e un gadget irrinunciabile per i fan di Bond, che non mancheranno di mettervi le mani sopra, un pezzo da collezione ambito, proprio come l’originale, che ha simboleggiato nel 19° la ferrea determinazione del carattere britannico.



Gli AGENTI DOPPIO 0


Gli agenti 
doppio 0







Nei racconti di James Bond di Ian Fleming, la sezione 00 (doppio zero) della MI6 è considerata un'élite del servizio segreto ed identifica il possesso della cosiddetta "licenza di uccidere". Nel prologo del film Casino Royale del 2006 (i cui fatti sono ambientati in un'epoca addirittura antecedente al primo film della serie (Agente 007 - Licenza di uccidere), poiché la sceneggiatura è tratta dal primo romanzo di Fleming, Casino Royale del 1953) si apprende che la licenza di uccidere si acquisisce al compimento di due omicidi a sangue freddo. I racconti originali stabilivano che la sezione disponeva di tre agenti per volta (questo viene detto nel romanzo Goldfinger). Tuttavia nei film (e se ne fa cenno in Agente 007 - Thunderball: Operazione tuono), pare che la "sezione 00" debba essere composta da una dozzina di agenti.



Gli agenti 00
 L'elenco degli agenti 00 che compaiono nella serie ufficiale dei film :



Agente 002
Bill Fairbanks, assassinato da Scaramanga in Agente 007 - L'uomo dalla pistola d'oro del 1974.
Altro 002,
si addestra con 004 e 007 a Gibilterra nel film 007 - Zona pericolo del 1987.
Agente 003
Jason Walters, trovato morto in Siberia nel film 007 - Bersaglio mobile del 1985.
Agente 004
Frederick Warder, assassinato da un agente del KGB in 007 - Zona pericolo del 1987.
Agente 006
Alec Trevelyan/Mayor Jack Giddings, interpretato dall'attore britannico Sean Bean, è forse il più famoso degli agenti 00 anche perché nel film GoldenEye del 1995 tradisce Bond diventando suo nemico.
Agente 007
James Bond, tuttavia la licenza di uccidere gli viene provvisoriamente revocata da M in 007 - Vendetta privata del 1989. Non a caso il film in inglese si intitola Licence to Kill, cioè Licenza di uccidere, titolo non utilizzabile in italiano perché già usato per il primo film della serie, che invece in inglese era Dr. No.
Agente 008
Pur non comparendo mai nei film di James Bond viene nominato da M e da James Bond in Agente 007 - Missione Goldfinger del 1964 e 007 - Zona pericolo del 1987.
Agente 009
Peter Smith, assassinato in Octopussy - Operazione piovra del 1983.
Un altro Agente 009 muore assassinato in Il mondo non basta del 1999.
Voci correlate

mercoledì 10 aprile 2013

PROFUMO di BOND GIRL


Profumo di Bond Girl
L’attrice Caterina Murino presenta un nuovo profumo che evoca
la sua partecipazione al film Casinò Royale

di Luca Bonacini



Finalmente gli appassionati di James Bond sanno cosa regalare alla propria compagna. Non basta essere attentissimi a non dimenticare la data, ogni compleanno, anniversario, e festa della donna, si è attanagliati dal medesimo quesito, ore e giorni a scervellarsi su quale dono fare alla fidanzata o alla moglie. Un rito al quale è impossibile sottrarsi, pena il taglio dei viveri e la conseguente interruzione delle attività culinarie. 



Un'idea interessante che ci potrà aiutare, arriva dalla bellissima e indimenticata Bond Girl di Casinò Royale. L’affascinante Caterina Murino ha reso il suo personaggio ancora più glamour, presentando all'esclusivo Chateau Eza a Monaco, nel corso della serata New 007 Fragrance: il profumo Ocean Royale. Un periodo particolarmente importante quello di Casinò Royale, ha raccontato la Murino, dopo il quale la sua carriera ha avuto un notevole balzo in avanti, e l’ha definitivamente consacrata come ottima attrice internazionale. Il profumo Ocean Royale potrà essere acquistato da Harrods.

domenica 7 aprile 2013

Parla Rachel Weisz: "Amo 007, e non sopporto gli uomini rudi"


Parla Rachel Weisz: "Amo 007,
e non sopporto gli uomini rudi"
L'attrice spiega il suo bisogno di delicatezza nei rapporti. 
"Per me esiste solo l'amore cortese". 
"Anche sul lavoro trovo più creativa la gentilezza rispetto alla pressione"

di ARIANNA FINOS



La gentilezza che fa girare il mondo di Rachel Weisz. Pelle diafana e delicata che si sciupa con un soffio, dietro le caviglie le scarpe con i tacchi a spillo hanno lasciato segni rossi che sembrano piaghe e lei li nasconde infilandoli sotto la tovaglia ricamata del tavolo tondo della Ballroom, Hotel Claridge's a Londra. Ha un carisma innato, quest'attrice volitiva e morbida che il regista Sam Raimi ha scelto "per la sua grazia regale e l'autorevolezza" per il ruolo della potente strega Evanora, reggente della Città di Smeraldo nel mondo di Il grande e potente Oz

Un personaggio che nel libro di Frank L. Baum non esisteva nemmeno: "La quintessenza della perfidia, divertentissima da recitare", dice Rachel Weisz che ama le parti da cattiva e da sgradevole eroina. "In passato quei ruoli alla Bette Davis andavano di moda, oggi non più". Fuori dallo schermo però, ritiene che il sentimento più importante, nella sfera personale e a livello universale, sia la gentilezza. Lontana dai luoghi comuni che mettono l'amore al primo posto tra i sentimenti dice: "L'amore è la pulsione più potente, ma può portare a gesti incontrollabili, ingiusti, violenti. Per amore si tradisce, si odia, si uccide. Ecco perché per me conta di più la gentilezza". Rachel Weisz sostiene che "nell'essere umano convivono due pulsioni, l'indole cortese e quella distruttiva. Una si basa sul rispetto e l'altra fa leva sulla forza".

"Proprio perché sono sempre stata estremamente sensibile - racconta - ho bisogno di morbidezza. Non sopporto le sensazioni travolgenti e negative: non riesco a vedere i film d'orrore. Le scene piene di sangue mi fanno stare male, la tensione mi pare intollerabile". Qualche horror però l'ha girato: "Ma noi attori non subiamo, a differenza di voi spettatori, la manipolazione delle musiche e del montaggio". Come Dream house, il film ad alta tensione sul cui set è nato l'amore con l'attuale marito, Daniel Craig. Il legame ha messo fine al matrimonio con il regista Darren Aronofski, che deve averla presa malissimo. Tanto da abbandonare la direzione del nuovo kolossal con Wolverine (l'amore fa male, appunto). Sull'argomento l'attrice tace, spiegando che "i media possono distorcere i concetti e provocare sofferenze". Dal loro rapporto è nato Henry, sei anni, che ha portato con sé sul set del Grande e potente Oz "Io ed Henry abbiamo perfino condiviso il momento più importante della mia carriera, l'Oscar per The constant gardener-La cospirazione. Di quella sera sul palco, ricordo che mi sentivo molto incinta, ero all'ottavo mese e non ce la facevo più".

"L'essere umano ha bisogno di cure quotidiane - spiega Rachel Weisz- piccole attenzioni che fanno bene allo spirito". Come molti dei personaggi che ha portato sullo schermo è una pasionaria gentile, s'impegna per la natura e quando può ama viaggiare. "Tra i paesaggi più belli della mia vita ci sono le campagne dolci della Toscana", conosciuta da ragazza, quando Bernardo Bertolucci la volle, a inizio carriera, sul set di Io ballo da sola. Rachel Weiz non è stata una bambina prodigio. I suoi genitori, ebrei, si trasferirono a Londra durante la seconda guerra mondiale. Sognavano per lei una carriera accademica. La madre, psicoanalista, era nata a Vienna, il padre inventore, a Budapest. Rachel, 42 anni, è nata a Westminster ed è cresciuta a Londra, con le tante difficoltà che incontrano gli stranieri: "Ho dovuto imparare ad essere inglese, adattarmi ad ambienti, situazioni, persone e regole formali diverse". Il tono suggerisce momenti della vita in cui non è stata trattata con quella gentilezza che per lei oggi è regola esistenziale, non un retaggio formale d'altri tempi ma apertura e disponibilità nei confronti dell'altro.

"Ho scritto e diretto un cortometraggio, Il ladro, non un blockbuster va detto. Ma non voglio fare la regista, non ho la durezza necessaria per dirigere un set, le troupe sono ancora ambienti maschili. Piuttosto mi piacerebbe continuare a scrivere ma non ho la disciplina, sono discontinua". Durante gli anni in cui studiava letteratura a Cambridge ha scoperto la vocazione di attrice. "Molti sostengono che mettere sotto pressione aiuti a dare il meglio. Per me invece la gentilezza è molto più creativa. La frusta con me non funziona, anzi mi inibisce. Per questo mi sono trovata bene con il regista Sam Raimi, riesce a condurti sul set senza mai forzare". Lo stesso rapporto idilliaco l'ha spinta a girare di nuovo con Fernando Mereilles: "È uno degli autori più sensibili che conosco. Il film 360 si ispira al Girotondo di Arthur Schnitzler, un racconto pieno di umanità e valori".


Link : Repubblica.it