martedì 19 febbraio 2013

Naomie Harris l'altra bella di Skyfall


Skyfall, 
Naomie Harris:
mi piace il Bond di Daniel Craig
L’attrice parla del suo ruolo e della sua esperienza sul set del 23esimo film sull’agente segreto, che oggi uscirà nei negozi in Blu-ray e Dvd

di Andrea Facchin




Da oggi, Skyfall sarà disponibile in Italia in edizione Blu-ray e Dvd. L’ultimo capitolo cinematografico dedicato alle avventure di James Bond è senza alcun dubbio tra le uscite home video più attese del mese. Diretto da Sam Mendes, il film vede tornare Daniel Craig nei panni dell’agente segreto più famoso del mondo, ruolo che aveva già ricoperto in Casino Royale e Quantum of Solace. Come di consueto, i personaggi femminili sono una parte importante del film: tra essi spicca (e spiccherà anche in futuro, come quelli che hanno già visto il film sanno bene…) l’agente Eve interpretato da Naomie Harris, una collega di Bond all’MI6. Nell’intervista che vi proponiamo, l’attrice descrive la sua esperienza lavorativa con Sam Mendes e Daniel Craig e parla di quanto elettrizzante sia stato girare un film su 007.

Come è stato lavorare ad un film di Bond?
«Molto divertente, ma allo stesso tempo impegnativo. Soprattutto per quanto riguarda gli stunts. Non avevo mai fatto sequenze d’azione simili prima d’ora e non immaginavo quanta precisione e preparazione richiedesse rispetto alla normale recitazione. Quindi sì, è stato divertente ma non una passeggiata».

Avevi familiarità con le pistole?
«Mi era già capitato di allenarmi a sparare in altri film come Miami Vice, ma poi non l’avevo mai fatto veramente. Questa è stata la mia prima volta».

Hai mai voluto diventare una Bond girl?
«Non credo sia ancora importante discutere sul ruolo delle donne al giorno d’oggi. Penso che gli sceneggiatori, i produttori e tutti coloro che gestiscono il franchise sappiano qual è la situazione. Una delle cose fondamentali che mi hanno detto quando mi hanno contattato per questo ruolo è che il mio personaggio è una donna moderna, ed era questo che doveva emergere dalla mia interpretazione».

Cosa vuol dire per te fare parte di un “brand”?
«Non lo vedo come una prigione, ho lavorato a tanti altri progetti prima di questo, che mi hanno aiutato a capire che tipo di attrice volevo essere. Ho interpretato personaggi completamente diversi, come Tia Dalma in Pirati dei Carabi, e due giorni dopo aver finito Bond mi sono calata nei panni di Winnie Mandela in Long Walk to Freedom».

Sei un tipo che accetta la sfida?
«Assolutamente. È stupendo avere l’opportunità di interpretare personaggi diversi. Recitare è un duro lavoro, ma lo devo fare perché mi sento come se in me ci fossero cento diversi personaggi, con cui non ho l’opportunità di entrare in contatto nella vita reale. Interpretarli è un’esperienza catartica ed è questo l’aspetto che amo del mio lavoro».

Sei preparata per l’attenzione dei media?
«Non è una cosa a cui penso tanto. Quello di cui vado fiera è solo questo film, sono orgogliosa del mio ruolo e di quello che rappresenta. Mi rende felicissima aver preso parte al franchise, e farò tutto ciò che posso per promuoverlo al meglio. Ma non ho ancora pensato alle conseguenze che porterà tutto questo, magari lo farò tra un paio di mesi».

Come ti sei trovata a lavorare con Sam Mendes?
«È stato bellissimo lavorare con lui. Penso che il cuore di tutto stia nei personaggi e nella loro relazione, e nei film d’azione spesso le persone tendono a dimenticarlo: guardano solo gli effetti speciali e in quetso modo perdono di vista ciò che è veramente importante. Ma Sam ha sempre avuto le idee chiare su quale fosse l’elemento chiave, e non perdeva occasione di ricordarcelo. Ci diceva di dimenticare tutto il resto e confrontarci solo sui personaggi e sui rapporti che li legavano. A volte sembrava di essere sul piccolo set di un film indipendente, non di un blockbuster di Hollywood».

Secondo te, Daniel Craig è il Bond perfetto?
«Ho lavorato con lui per sette mesi e per me lo è. Voglio dire, è un uomo che dopo quattordici/quindici ore al giorno di lavoro va ad allenarsi per altre due ore. Per me è proprio Bond».

Questo film di Bond è diverso dagli altri.
«Per me è stata la prima volta in cui ho pensato che Bond fosse un personaggio concreto, con cui entrare in connessione. È molto virile e può stenderti in qualsiasi momento e l’ho trovato molto eccitante. Non è mai stato migliore di così».

Cosa ti ha sorpreso di più di Daniel Craig?
«Quanto abbia i piedi per terra nonostante il grande successo che ha ottenuto. Che fantastico Bond sia… e che fosse sempre pronto ad aiutare tutti sul set. Durante il mio primo giorno ero molto nervosa, più di qualsiasi altra volta perché dietro a Bond c’è così tanta storia. Sentivo un pochino la pressione, e avere lui che mi diceva “non preoccuparti, la supereremo insieme”, o che si prendeva le colpe quando sbagliavo una battuta, ha fatto molta differenza».

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