domenica 4 agosto 2013

DANNY BOYLE : il regista che trasformò la Regina in una Bond Girl

Intervista a Danny Boyle 
Da regista più trasgressivo del Regno Unito a prediletto di Elisabetta II,
che l’ha accolto nelle sue stanze private e per lui ha recitato nel video inaugurale delle Olimpiadi. Ma ora Danny Boyle torna cattivo: fa cadere in trance gli attori dell’ultimo film e prepara il sequel di Trainspotting

di Andrea D’Addio,
foto di Jude Edginton



La regina? Poco più di un anno fa ci siamo incontrati nel suo studio per preparare il cortometraggio per l’apertura delle Olimpiadi a Londra, quello in cui lei interpreta una Bond girl con Daniel Craig. Mentre le parlavo, la vedevo fare espressioni strane. Temevo che si stesse annoiando e invece dopo un po’ si è scusata: era appena stata dal dentista». In meno di vent’anni Danny Boyle è passato dall’essere il regista più provocatorio del Regno Unito (suo Trainspotting, nel 1996) all’essere il più rappresentativo, visto che gli hanno affidato la spettacolare cerimonia inaugurale dei Giochi 2012. Quando glielo facciamo notare scoppia a ridere, una bella e grassa risata, di quelle che ti aspetti precederà una coinvolgente presa a braccetto per andare a bere una bella birra in un pub. Chissà, forse l’alcol – non si dice in vino veritas”? – potrebbe essere il modo giusto per rubargli qualche segreto. Senza arrivare al sistema usato nel suo nuovo film: In trance, thriller a scatole cinesi (interpretato da James McAvoy, Vincent Cassel e Rosario Dawson), che – come suggerisce il titolo – è incentrato su quello stato di alienazione della coscienza capace di fare evocare al paziente ogni suo più recondito pensiero e ricordo.

Un 10 per cento di persone sotto ipnosi cade davvero in trance. Le farebbe paura rientrare in questa quota?
Molto. Come ogni regista sono ossessionato dal controllo. Ma non solo. Ormai è provato che, con alcuni soggetti particolarmente suggestionabili, si possano anche impiantare ricordi ex novo. È per questo che le confessioni raccolte in questo modo non sono più considerate prove legali come era negli Anni ’70. Ma invece di sperimentare in prima persona, ho chiesto ai miei attori di sottoporsi a ipnosi e raccontarmi tutto.
E che cosa è successo?
Non sono entrati in trance, nonostante lo volessero… Vincent Cassel mi ha detto di essersi parecchio annoiato.
Va bene, niente ipnosi, ma promette di risponderci sempre sinceramente?
Prometto.
Perché nel 2000 scelse Leonardo DiCaprio, e non il suo amico Ewan McGregor, per The Beach?
Lo ammetto, quel film inizialmente era stato scritto per McGregor. Venivamo dal successo di Trainspotting, ma mi dissero che- se avessi ingaggiato un attore più famoso – avrei avuto più soldi a disposizione. Ero ambizioso. Scelsi Di Caprio perché, fra gli attori affermati, era quello con una sensibilità più europea (sua madre è tedesca). E poi è un grande. Se The Beach non fu un successo, è stato per altre ragioni. Andammo a girare in Thailandia con 300 persone: mancò l’autenticità del posto. Quando anni dopo ho girato The Millionaire ho portato in India solo otto collaboratori. Gli altri li ho ingaggiati lì. E i risultati sono stati ben altri (otto Oscar, tra cui miglior film e regia, ndr). The Beach mi ha insegnato a non farmi sedurre dai soldi. Meglio avere di meno e risolvere i problemi con la creatività, che schioccare le dita e avere tutto a disposizione.
Poi in India è tornato o, finita la popolarità del film, si è dimenticato di come vivono davvero molte delle comparse?
Torno ogni due anni. Con la fondazione Dramatic need abbiamo messo a punto un progetto che si preoccupa di formare professionalmente ragazzini degli slum, insegnando loro sia l’inglese sia mestieri come l’idraulico, il meccanico o il muratore. Sembrano cose scontate, ma lì possono aprire le porte di una vita dignitosa.
In In trance c’è un continuo ribaltamento di ruoli (buono/vittima/cattivo) ma, alla base di tutto, c’è una tematica attuale: la violenza domestica sulle donne. Secondo lei le leggi inglesi sono adeguate?
No, per nulla, e ce ne possiamo accorgere guardando cosa ti dice la polizia quando tu, donna, chiedi aiuto per allontanare un ex partner che non vuole accettare la situazione o un vero e proprio stalker. Hanno molte limitazioni riguardo l’intervento diretto e così ti suggeriscono di cambiare numero di telefono, indirizzo, in alcuni casi anche lavoro e nome. Così diventi vittima due volte: devi convivere con la paura senza più neanche il diritto di avere la tua vita. È difficile giudicare e dire quale sia la soluzione giusta, certo è che le donne, da questo punto di vista, pagano uno squilibrio in termini di tutele rispetto all’uomo.
Che impressione le ha fatto la Regina?
Non è perché è la mia regina, ma mi ha colpito la sua sincerità e la capacità di apparire come una persona qualsiasi. L’ho incontrata nello studio dove normalmente vede i primi ministri. È attaccato alla sua camera da letto, c’era la porta aperta e – non penso che per lei sia un problema se lo dico – c’era un bel po’ di confusione… Giornali posati ovunque, appunti, il classico disordine che potrei trovare nella casa dei miei zii. Però al momento di girare il nostro corto non ha dimenticato niente, nessuna posa, neanche un dettaglio. È una donna in gamba, non le sfugge nulla.
Per chiudere: le piacerebbe girare un vero film di James Bond?
Ci ho pensato in passato, ma ora no. Sono produzioni troppo grandi per me. Sono impegnato nella preparazione del sequel di Trainspotting. Sono passati diciassette anni da quel film ed è interessante pensare come siano diventati quei ragazzi che all’epoca vivevano con tanta energia la tossicodipendenza e adesso, invece, devono fare i conti con l’età. Si intitolerà Porno, come il libro di Irvine Welsh da cui è tratto. Ewan McGregor mi ha già dato l’ok. Sarà strano, ma sulle droghe poco è cambiato, nonostante gli sforzi delle istituzioni su informazione e prevenzione.


Crediti | Link : Io Donna 

domenica 28 luglio 2013

JOHN TRAVOLTA cattivo NEL PROSSIMO BOND ?


John Travolta vorrebbe interpretare il cattivo nel prossimo James Bond
La star di Pulp Fiction, John Travolta è un grande fan protagonista di Skyfall, Daniel Craig e vorrebbe anche lui essere protagonista nella serie 007 come il cattivo
di Giovanni Ballantini



La star di Pulp Fiction, John Travolta è un grande fan protagonista di Skyfall, Daniel Craig e vorrebbe anche lui essere protagonista nella serie 007 come il cattivo che cerca di sconfiggere il più famoso agente dei servizi segreti britannici nel mondo.

Veterano attore ha detto al quotidiano Daily Telegraph: "Mi piacerebbe interpretare il ruolo del cattivo in James Bond".  John ammira molto Sean Connery, che ha recitato come protagonista in ben sette film di Bond tra il 1962 e il 1983, e Daniel Craig, che è l'ultimo Bond, che di recente ha recitato nel 2012 della Skyfall, divenuto ora il film di maggior incasso nella serie. Ha continuato: "Ho due James Bond preferiti:. Sean Connery e Daniel Craig, entrambi hanno robustezza, classe e garbo."



Link: Play4movie

sabato 27 luglio 2013

NAOMIE Monneypenny A MILANO

Naomie Harris in bianco con un tocco couture
L'ATTRICE INTERPRETE DELL'ULTIMO BOND, VISTA A MILANO DURANTE LE PASSERELLE DELLA MODA

di Fiorella Ruth Kibongui

  



Naomie Monneypenny Harris, icona della moda ? Sembra proprio di si a giudicare dall’attenzione che gli è stata riservata nella presentazione delle recenti collezioni moda. Uno dei volti più visti nelle prime file delle sfilate dell'Alta Moda a Parigi, è stata Naomie Harris, invitata a una cena esclusiva organizzata in onore di Karl Lagerfeld da Fendi, ha avuto nuovamente modo di dare prova del suo gusto ricercato ed elegante. Per l'occasione ha scelto un abito con dettagli peplum firmato dalla casa di moda italiana in uno splendido bianco ottico, portando avanti un mood molto amato nel mondo del ready to wear. Non solo un trend della primavera/estate, ma uno statement destinato a vedersi anche verso l'autunno: il bianco è il colore che accende il guardaroba con il suo rigore impeccabile e che ci introduce ai look proposti dalle pre-collezioni autunno-inverno 2013-14.

mercoledì 24 luglio 2013

DA COMO a LONDRA PER i 100 anni di ASTON MARTIN

I cent’anni dell’auto di James Bond
di Umberto Zapelloni



Leggi Aston Martin e pensi a James Bond. E’ l’auto di 007, poche storie. Anche se l’agente segreto di sua Maestà ha guidato un po’ di tutto per assecondare gli sponsor del momento, l’Aston Martin resta la sua macchina. Un po’ come il Martini agitato, non mescolato. Anche adesso che la casa inglese è di proprietà italiana grazie a Andrea Bonomi che con la sua Investindustrial ha in portafoglio il 37,5% della casa, la Aston Martin resta l’auto di Bond.


Un’auto che sta festeggiando proprio in questi giorni i suoi 100 anni di vita con un raid lungo Mille Miglia che ha portato centinaia di modelli dal Lago di Como (dal Casta Diva Resort) a Londra dove nello scortso weekend la festa è continuata con un mega raduno “Abbiamo prodotto solo 65.000 Aston Martin fino ad oggi – spiegano dalla casa-  in tutta la nostra storia di 100 anni, e vedere cosi tante di queste rare bellezze riunite a Londra e’ stata un’occasione davvero storica”. Ogni modello Aston Martin era presente, dalla A3, la piu’ antica macchina esistente, alla Vanquish Centenary Edition, alle V12 Vantage S e Vanquish Volante.  Fino alla CC100 Speedster Concept che rappresenta un viaggio nel futuro.

Link: Top Speed

martedì 23 luglio 2013

CHI SFIDERA' 007 ?

Sfida tra cattivi per sfidare James Bond
Le autocandidature eccellenti di chi vuole interpretare il nemico di Daniel Craig nel prossimo 007

di Cinzia Romani

il Dottor No
 primo cattivo nella storia cinematografica di 007

Malvagità e prudenza vanno d'accordo, perché la cattiveria va celata, volendo nuocere sul serio. Per cui non meraviglia che adesso, mentre sale la febbre intorno a Non c'è tempo per morire, il prossimo 007 firmato Sem Mendes e che vedremo nell'autunno del 2015, si dice e non si dice il nome di chi dovrà indossare la maschera del «villain».


Il cattivissimo che, solitamente, dà filo da torcere all'agente segreto più famoso del mondo e che risulta quasi più importante della bellona di turno. Uno sparring partner degno di Daniel Craig, insomma, qui al suo quarto ruolo bondiano e insolitamente calato nelle vesti consunte d'un tipo avanti nel tempo e nelle dolorose seccature della vita. Chi ricorda l'ultimo perfidone di Skyfall, quello Xavier Bardem biondo platino in versione gay e abile staffilatore delle parti basse di 007, saprà immediatamente che sarà arduo esserne all'altezza.

Però c'è un titolo forte come Devil may can (in sostanza, il diavolo potrebbe farcela) e l'autore, Sebastian Fauls, nel 2008 lo diede alle stampe per il 100esimo anniversario della nascita di sir Ian Fleming, padre biologico di ogni 007, senza pensare che in quattro giorni ne avrebbe vendute 44mila copie. E se c'è di mezzo il diavolo, gli attori che sbavano per ottenere la parte dell'ispirato dalla Bestia non si contano. C'è pure chi, come Matt Smith, famoso Dr Who, mette le mani avanti dicendo: «Non sono abbastanza prestante per la parte del cattivo nel nuovo James Bond: qui serve un perfido killer» e giù lodi per l'«insuperabile» Bardem, l'unico in grado di gigioneggiare e spingere Bond a giocare sul versante gay. E se le star della tivù inglese fanno pressioni per mettersi in prima fila, come Benedict Cumberbatch, Khan maledetto nel secondo Star Trek di J.J.Abrahams, i divi a stelle e strisce non stanno a guardare. In pole position troviamo l'inossidabile Bruce Willis, al quale la recente paternità ha donato una grinta ulteriore. Ed eccolo proporsi per il ruolo: è stagionato, Die Hard, le rughe gli donano e sa come si mena. Inoltre, Bruce «duro a morire» è un divo globale: infatti ha già dichiarato che per lui «sarebbe un sogno».



Nelle more di ogni possibile avveramento, s'è proposto anche Daniel Radcliff, smanioso di buttare alle ortiche, per sempre, l'aura del maghetto di Harry Potter. Il pessimo soggetto l'ha già interpretato nell'horror The Woman in Black, quindi non gli manca l'esercizio. Tuttavia, il fisico non lo assiste: bassino, spalle strette e faccetta più nevrotica che inquietante, Daniel deve studiare assai da «villain». Altro che autocandidarsi dalle colonne del Sun: ci vorrebbe prima una cura ricostituente. I più attempati, o i fans duri e puri hanno bene in mente la stazza del nostro Adolfo Celi, l'unico malvagio made in Italy che la celebre serie ricordi. Una benda sull'occhio, l'apparenza calma e le mani leste a ogni nequizia, Celi fece la metà del successo di Thunderball - Operazione tuono.



Pure Joseph Wiseman, in versione Dr No, faceva la sua figura di canaglia e anche Donald Pleasance, a capo della Spectre, faceva tremare vene e polsi, quando accarezzava il gatto (sempre prima di mandare 007 a farsi friggere). Che dire del pelato Telly Savalas, perfidissimo ne Al servizio segreto di Sua Maestà? Il suo crapone lucido resta insuperato. Niente male pure Christopher Lee, Dracula fatto e finito e persino cugino di Ian Fleming: fu un Francisco Scaramanga da manuale. La posta in gioco è alta e qua, dopo 1,1 miliardi di dollari guadagnati da Skyfall al box-office mondiale, il cattivo va scelto in fretta e bene: non c'è tempo per morire.


Link : Il Giornale.it

domenica 21 luglio 2013

BOND 24 : titolo e sceneggiatura


Nuovo Bond, ecco il titolo


Devil May Care. Secondo il Sun potrebbe essere questo il titolo del nuovo capitolo di James Bond, il 24esimo della saga di 007. Il film, in cui è confermata l'accoppiata di Skyfall Craig-Mendes, uscirà nelle sale cinematografiche britanniche il 23 ottobre 2015. Il film è lo stesso del racconto del 2008 di Sebastian Faulks (Non c'è tempo per morire), che si basa sul sequel del romanzo di Fleming L'Uomo dalla pistola d’oro. Ancora sconosciuti i profili di chi interpreterà il villain Dr. Julius Gorner e la bond girl.


Link: QuoMedia

venerdì 19 luglio 2013

LA CIA traeva spunto da 007

“La spia che copiava”. La Cia affascinata da 007
Da scarpe a macchine, Usa provarono a riprodurre i gadget di James Bond

di Alessandro Carlini



Un po' a corto di idee, un po' affascinata dal 'collega' britannico, la Cia ha cercato di ricostruire i gadget usati nei libri e nei film di James Bond. Nella guerra di spie del passato, quando ancora non c'erano i computer, la forza della fantasia era, infatti, fondamentale. A rivelare il tentativo degli Usa, che però non ebbe un grande successo, sono stati gli studi condotti dall'Università inglese di Warwick, che ha analizzato documenti di archivio e lettere inviate dal potente direttore della Cia dal 1953 al 1961, Allen Dulles, a Ian Fleming, il 'padre' di 007. Dulles era molto probabilmente il primo fan dello scrittore inglese e con lui ha avuto una fitta corrispondenza.

Gli americani rimasero soprattutto affascinati dalle scarpe da cui usciva una lama avvelenata, che vengono usate nel romanzo 'A 007, dalla Russia con amore'. "Non sappiamo se poi la Cia le provò mai sul campo", ha detto Christopher Moran, dell'università di Warwick. Si sa però per certo che un congegno per pedinare i nemici, a cui ricorre Bond in 'Missione Goldfinger', è stato testato dalle spie di Washington. "Lo hanno provato ma non poteva funzionare nelle zone urbane, perdevano il segnale", ha aggiunto Moran. Non solo, è emerso che Robert Wallace, l'addetto all'equipaggiamento della Cia, una sorta di agente 'Q' americano, negli anni Settanta e Ottanta riceveva dai suoi capi richieste di riprodurre le armi di Bond non appena usciva un suo nuovo film.



Del resto la Cia doveva contrastare negli anni della Guerra Fredda le continue invenzioni introdotte dagli scienziati sovietici, che in fatto di gadget per i propri agenti avevano pochi rivali. Se le fantasiose imitazioni della Cia non hanno avuto successo, il contributo di Dulles fu fondamentale nel 'salvare' Bond. Nei primi anni Sessanta lo scrittore britannico pensava di abbandonare la sua creazione. Ma il grande agente Usa lo spronò a non farlo. "Per favore, non mandare in pensione la mia spia preferita", lo pregò in una lettera. In cambio Fleming cercò di promuovere al meglio il ruolo della Cia all'interno dei suoi libri, facendo emergere il servizio americano come un fiero alleato dell'MI6 britannico, in cui militava 007. "Tutti i libri dopo il 1959, dopo l'incontro fra i due - ha spiegato Moran - sono entusiasti nei confronti della Cia".


Link: Ansa